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• Ciao Luca! Dunque ci siamo, questo è un momento speciale, quello del tuo esordio. Come ci si sente?

Dire emozionato potrebbe sembrare banale e riduttivo, ma è così. Per me è un’esperienza nuovissima, comunque credo che mettersi sempre in gioco sia qualcosa che ti faccia sentire in vita e con questo lavoro penso di essermi messo in gioco. Comunque vadano le cose sarò sempre positivo a riguardo.

• Dicci del tuo romanzo, il suo background, cosa avevi in testa prima di metterti a scrivere?

Prima di mettermi a scrivere avevo la boxe più nel cuore che in testa, insieme a tutto quello che mi ha fatto provare e mi ha insegnato, quasi come una religione. Nel romanzo ogni situazione non è scritta a caso, molto spesso ho parlato di cose o personaggi usandoli in modo figurativo e simbolico, ad esempio alcuni potranno chiedersi perché Antonio voglia intraprendere un certo tipo di cammino con una suora; in questo caso la suora è simbolo di un pugile che può arrivare a conquistare le cose più difficili se lo vuole.

• E i personaggi? Chi è il Negroblanco e quanto di ciò che hai scritto è autobiografico?

A livello pratico in ciò che ho scritto c’è molto poco di autobiografico mentre a livello sentimentale c’è molto. Tante emozioni che prova Antonio sono le mie. Credo che in questo romanzo non potessi fare altrimenti. A livello pratico invece no, lui fa un cammino pugilistico che io non avrei potuto neanche sognare. Il Negroblanco è un pugile ma soprattutto una persona che cresce e allo stesso tempo resta umile. Per me l’umiltà è una dote fondamentale nel cammino di un pugile e di un uomo. Non a caso, quando lui inizia a guadagnare economicamente e a diventare famoso continua ad andare agli allenamenti in bicicletta, pedalando per diversi chilometri. Per quanto riguarda i personaggi, ognuno gioca un ruolo fondamentale, ad esempio Alberto Rodriguez, il suo amico di sempre, simboleggia l’amicizia che tra loro c’è dal principio alla fine, anche quando non si vedono.

• Parlaci dell’arena, ma non quella dove si combatte, bensì quella dove è calato il mondo di Antonio, quali sono i luoghi del romanzo?

Il mondo di Antonio è calato in pochissimi luoghi: la palestra, il palazzetto, la casa e la chiesetta. Ognuno di questi ha una importanza fondamentale nella sua crescita. La palestra rappresenta la crescita del pugile, il palazzetto l’esaltazione, la casa rappresenta il tener lontano le cattive tentazioni che potrebbero compromettere il suo cammino. La chiesetta è il posto più problematico per lui, quello dove non può nascondere niente.

• Ora ti faccio una domanda difficile, non me ne volere, nella vita è meglio combattere con la penna o con i guantoni?

Con i guantoni sicuramente, almeno per ora. Sai, spero tanto di potermi sbagliare…

• A chi è destinata questa storia? Chi è il tuo lettore ideale?

Spero non sia destinata solo agli appassionati di pugilato, ho voluto indirizzare questa storia a chiunque voglia capirla. Credo che la frase scelta per il retro di copertina possa aiutare anche a comprenderla meglio.

• Grazie Luca del tuo lavoro e grazie per aver intrapreso questa avventura con noi della Omnia One Group, speriamo di poterti guidare in questo viaggio impegnativo ma gratificante. Come disse Muhammad Ali:

«Si corre sulla strada, molto prima di danzare sotto le luci».

Bellissima frase, non l’avevo mai sentita. Grazie a tutti voi e grazie alla boxe. Allora spero tanto che il Negroblanco sia, per me, la strada dove correre.