L’attenzione dell’opinione pubblica è tornata a concentrarsi, in questi ultimi mesi, sulla Prima Guerra Mondiale in occasione del centenario dello scoppio del conflitto. Queste ricorrenze portano sempre nuova attività da parte degli studiosi e proprio su teorie poco diffuse vogliamo basarci in questo articolo.
Tutti i libri di storia, avvicinandosi ad affrontare l’argomento, introducono una serie di elementi che vengono posti a motivazione del conflitto mondiale. Individua questo fenomeno con estrema chiarezza lo storico e politologo Gian Enrico Rusconi:

Per molti anni si è posto l’accento sulle motivazioni economiche e sulla volontà degli imperi capitalistici di affermare la propria superiorità attraverso le colonie. C’erano poi le spiegazioni storiche e sociali, come lo sviluppo delle idee nazionalistiche, sempre più diffuse e sempre più aggressive, sostenute anche dalla supposta scientificità del “darwinismo sociale”, la teoria per la quale solo le nazioni più forti avevano il diritto di sopravvivere. E c’era soprattutto il fatto che, sul piano militare, la guerra si stava preparando da anni: i piani strategici erano stati definiti nei minimi dettagli e la corsa agli armamenti, soprattutto tedesca e inglese, aveva riempito gli arsenali europei.

L’attentato di Sarajevo all’arciduca Francesco Ferdinando sarebbe dunque la scintilla che avrebbe fatto esplodere il conflitto.
La situazione, in realtà, non sarebbe così semplice. Margaret MacMillan, nei suoi studi, pone l’attenzione su altri fattori: nell’estate del 1914, il potere di impedire o meno lo scatenarsi della guerra sarebbe stato concentrato nelle mani di pochi, elemento che porta naturalmente a considerare anche il “fattore umano”.

Il cancelliere tedesco Theobald von Bethmann aveva da poco perso una moglie che adorava: non si può escludere che quell’evento abbia contribuito ad aggravare il fatalismo con cui la Germania sembrava guardare allo scoppio della guerra. Lo Zar Nicola II era un debole: altri, al suo posto, avrebbero forse tenuto a freno i generali che chiedevano la mobilitazione immediata. Il capo dello stato maggiore austroungarico, Franz Conrad von Hotzendorf, era avido di gloria, perchè a,biva alla mano di una donna da poco divorziata.

È ancora Rusconi a mettere l’accento sugli errori umani che portarono al conflitto. Dall’attentato alla dichiarazione di guerra passò più di un mese e le diplomazie europee avrebbero avuto tutto il tempo di sistemare la situazione come sempre era stato fatto. Il problema, però, era che da poco era iniziata l’estate e politici e capi di stato erano “fuori sede”. I ritardi dovuti a questo fatto e i primi attacchi causarono un effetto a catena che nel giro di un mese portarono le  nazioni europee, ad eccezione dell’Italia in questo primo momento, a schierare i propri eserciti.
Una maggiore attenzione e consapevolezza da parte delle “alte sfere” e una tempistica differente avrebbe forse scongiurato uno dei più grandi conflitti di tutti i tempi e tutto ciò che ne è conseguito.