Inutile mentire: quando si parla di musei la prima cosa che viene in mente sono interminabili file per entrare in tetri luoghi al fine di guardare (nella maggior parte dei casi senza poter capire) quadri, statue e compagnia bella. È anche vero, però, che ogni regola ha la sua eccezione: in questo caso, l’eccezione è data da un museo decisamente anomalo, ma imperdibile proprio per questa sua unicità (che stanno già cercando di riprodurre anche in altre città europee e americane). Il Muse, il museo delle Scienze di Trento, disegnato da Renzo Piano, si basa proprio sul concetto che la regola “vietato toccare” non solo è ormai superata, ma non è neanche il modo migliore per permettere ai visitatori di apprendere. Il nucleo del Muse è proprio la possibilità di interrogare touch screen per capire cosa ci si trova davanti,cimentarsi in giochi interattivi, osservare gli esperimenti dei ricercatori in diretta e stampare progetti 3D.

L’idea da cui siamo partiti è il principio che ci accompagna da quando abbiamo iniziato a divulgare la scienza nel Museo tridentino di storia naturale, è cioè creare le condizioni per l’apprendimento. Al centro del nostro progetto c’è il visitatore che non deve trovare ostacoli alla comprensione di ciò che vede e appassionarsi. Le tecniche multimediali ci sono venute in aiuto, favorendo questo approccio e stimolando la partecipazione del pubblico. Insomma il Muse non è solo un museo hands on, interattivo, ma anche mind on e heart on, dove cervello e cuore sono coinvolti con la stessa intensità.

Queste sono le parole di Michele Lanzinger, direttore del Muse.
Un altro degli aspetti fondamentali della struttura, come già accennato, è il fatto che qui non vengano semplicemente conservate collezioni da mostrare al pubblico, ma venga offerta la possibilità agli studiosi di poter effettuare ricerche approfondite.
Per chiunque si trovasse in zona, il Muse è assolutamente un luogo straordinario da visitare.